La Diastasi Addominale: il mio percorso

Ho avuto il mio primo incontro con la diastasi addominale più di 10 anni fa, quando la mia pancia era bella piatta e i figli erano poco più che un labile pensiero: una mia collega di allora ne era affetta, e mi raccontava i disagi a cui doveva far fronte ogni giorno (in primis, la perenne panzetta da donna incinta).
Dopo quella volta, non la diastasi è finita nel dimenticatoio, e durante l’attesa di Federico non ci ho mai pensato.
Solamente dopo il parto, durante un incontro di ginnastica post parto, l’insegnante mi ha fatto una valutazione veloce per vedere come stavano i miei retti addominali: tutto a posto, i 25 anni di pallavolo e allenamenti intensi avevano dato i suoi frutti e i miei muscoletti erano tutti al loro posto. Pensiero diastasi archiviato nuovamente.
E’ con la gravidanza gemellare di Simone e Valerio che ho iniziato a pensarci un po’ di più: iscrivendomi ai vari gruppi sui social di genitori di gemelli, per cercare di capire a cosa saremmo andati incontro, ho letto moltissimi post di mamme che si “lamentavano” della loro pancia e di tutta una serie di patologie correlate sopravvenute dopo il parto: incontinenza, reflusso, mal di schiena, problemi di digestione, problemi di postura, e chi più ne ha, più ne metta. Riassumendo in una parola: diastasi.
Essendo ben consapevole che con una gravidanza gemellare i rischi erano ben maggiori, e che i miei bimbi non erano proprio dei fuscelli, ho iniziato ad avere pensieri un po’ più concreti: va bene il background sportivo e i muscoli allenati, ma ho partorito a 37 settimane due vitelli di 3kg l’uno. La panza era davvero importante, e dal 5 mese non riuscivo più a stare in piedi senza fascia…vedere per credere:

Dopo il parto, la ripresa è stata molto lunga: era come se mi portassi sempre appresso una zavorra (tranquille, questo però è normale dopo aver avuto due gemelli a termine, l’utero deve tornare di dimensioni normali), e ci ho messo più di un mese a non avvertire più il senso di pesantezza (contro la settimana scarsa con Federico).
La panzetta però non accennava a diminuire più di tanto…ma fino all’anno d’età dei bambini è presto per parlare di diastasi, per cui bisognava aspettare.
Un giorno però, durante la doccia, vedo un bozzo strano non appena sotto l’ombelico, leggermente decentrato sulla sinistra. E’ strano, è come se la mia pancia fosse deformata: lo tocco, è un po’ molliccio, ma nulla di che. In un appena accennato stato d’ansia (leggete il mio articolo precedente sull’ipocondria delle mamme per capire di cosa sto parlando), vado dal medico per capire cosa poteva essere: ERNIA fu la diagnosi del medico. Bisognava però fare un’ecografia addominale per capire quanto fosse grande e quindi come poter procedere.
L’ecografia, però, non rilevò solo l’ernia, ma anche una diastasi addominale di 2 cm. TIN!!! Ecco riaffiorare tutti i ricordi della mia ex collega e di tutte le chat che avevo letto fino a quel momento…e anche un paio di porconi. Fu così che iniziò il mio percorso.

Ma cos’è esattamente la diastasi addominale?
Ve lo spiego molto semplicemente (la spiegazione più approfondita e tecnica potete trovarla qui).
Avete presente la tartaruga che tanto piace a noi donne (e non solo) negli uomini e che solo alcune elette di noi hanno il privilegio di vedere e toccare dal vivo?
Ecco, parliamo della linea mediana, che parte attraversa l’ombelico e divide i pacchetti di destra da quelli di sinistra, altresì detti RETTI ADDOMINALI (che delitto deturpare cotanta beltà, ma così capite meglio):

Ecco, quella linea, che in gergo si chiama linea alba, a chi soffre di diastasi si trasforma in un’autostrada:

La separazione dei retti addominali è un processo fisiologico durante la gravidanza, e regredisce fino a sparire del tutto entro l’anno del bambino. Ma il peso in eccesso accumulato durante la gestazione, la mancanza di tonicità, il peso eccessivo del (dei) feto, o pura e semplice SFIGA possono far sì che i retti rimangano separati anche dopo. In questo caso, la muscolatura addominale non riesce più a reggere adeguatamente la colonna vertebrale (di qui mal di schiena perenne), non riesce più a contenere adeguatamente le interiora (da qui possibilità di ernie), non regge più il peso dello stomaco (da qui reflusso) e non aiuta più il pavimento pelvico a fare il suo lavoro (da qui incontinenza). Ho fatto sicuramente un sacco di errori terminologici, ma il succo del discorso è questo…
Qui potete vedere cosa succede al vostro addome se avete la diastasi: vedete come i retti si possono separare lungo tutta la linea alba, prevalentemente in basso o prevalentemente in alto.

La mia situazione era un misto tra le prime due figure partendo da sinistra, e la mia panza due settimane fa (a quasi 3 anni dal parto) era così:

Questa foto è stata scattata di mattina, la sera il gonfiore era molto, ma molto più accentuato.

Dopo questo breve ex cursus tecnico, proseguo col raccontarvi il mio percorso.
Se vi ricordate bene, eravamo rimasti ad un’ernia addominale e diastasi di 2 cm. Parliamo di gennaio 2018.
Su consiglio del medico di base, mi rivolgo quindi ad un chirurgo specializzato in laparocele (alias ernia addominale), e poi ad un altro per sicurezza, per capire cosa potevo fare: per entrambi l’unica soluzione sembrava essere l’intervento. Un intervento semplice, in anestesia locale, fatto in laparoscopia e in day hospital. Beh dai, non male no? La diastasi non destava preoccupazioni: a 2 cm viene considerata fisiologica e si può tranquillamente tenere a bada con esercizi specifici.
Sapete però quando sentite che non siete convinte e che secondo voi la situazione non è poi così semplice? Cosa fare quindi? Cerco ONLINE! Ecco, forse è stata la prima e unica volta in cui la ricerca in internet per problemi medici mi ha veramente aiutata: se non lo avessi fatto non avrei mai scoperto il gruppo Facebook Diastasi Mamme, non avrei conosciuto così nel dettaglio questa patologia e avrei ascoltato i consigli di quei due chirurghi.
Ho invece scoperto come fare l’autovalutazione: ero curiosissima di sentire quello che descrivevano e vedere coi miei occhi quante dita mi entravano nella pancia.
Se volete verificare anche voi perchè avete un dubbio, guardate questo video:

autovalutazione diastasi addominale

Dopo aver fatto l’autovalutazione, e vi giuro che l’ho fatta almeno 20 volte nell’arco dei due anni dalla prima ecografia, ho scoperto che mi entravano quasi 4 dita – e ogni volta che ripetevo l’operazione il risultato non cambiava mai.
Da qui tutti i miei dubbi: dato che ho due mani che sembrano due pale eoliche, com’è possibile che avessi solamente 2 cm di diastasi con 4 dita che mi entravano tranquillamente nella pancia?
Dovevo togliermi questo dubbio una volta per tutte: dovevo quindi fare un’altra ecografia addominale da un’altra parte (privatamente perchè avevo paura di fare la figura della demente dal medico).
Questa volta, a ottobre 2018, il risultato è di 4,1 cm: il doppio rispetto a quello che mi avevano rilevato 9 mesi prima. Ne parlo con il chirurgo che avrebbe dovuto operarmi di ernia (ero già in lista per l’intervento presso l’ospedale di Monza), ma mi dice di non preoccuparmi, che è tutto fisiologico e che mi avrebbe messo a posto solo l’ernia perchè era inutile squartarmi da sterno a pube per qualcosa che si può curare con l’esercizio fisico.
Verissimo: c’è chi ha diastasi ben più ampia e non si fa operare, perchè con determinazione e costanza la tiene a bada con la fisioterapia e la ginnastica. Magari senza ernie. E cmq con esercizio costante: non appena si smette di lavorarci, la stronzetta inizia di nuovo a peggiorare.
E per la seconda volta nella mia vita, ho dato retta al popolo di internet invece che ad un medico, e ho scelto di fare l’ennesima visita chirurgica e la terza ecografia con specialisti in diastasi addominale trovati sul gruppo e che mi hanno ispirato fiducia. Molta fiducia.
E fu così che a gennaio 2019 mi è stata confermata una diastasi di 4.2cm e trovata una seconda ernia addominale. Già l’ecografista mi sconsigliava vivamente di operare solamente le ernie e non la diastasi: la recidiva era pressochè una certezza, non potendo contare su una parete addominale integra (il chirurgo plastico avrebbe poi confermato al 100% questa tesi).
Decido allora di comunicare all’ospedale che non mi sarei fatta operare solamente di ernia, ed esco ufficialmente dalla loro lista nonostante mi avessero già chiamata per il prericovero (che quindi non ho mai fatto).
Ad aprile 2019 finalmente mi visita il chirurgo che ho scelto, il Dott. Fiori – che opera al S. Carlo di Milano: in religioso silenzio mi fa sdraiare sul lettino e fa tutte le sue manovre. Poi mi fa alzare e fa altre manovre, sempre in silenzio. Perseverando nel mutismo, mi fa sedere davanti alla sua scrivania e inizia a leggere i referti delle ecografie. Mi guarda. Guarda l’eco. Sbuffa. Mi riguarda. Riguarda il referto. Sbuffa di nuovo. Inizio ad innervosirmi, la situazione è grave o no??
Mi riguarda e sentenzia il verdetto: la mia diastasi è troppo piccola per passare col sistema sanitario nazionale (in Lombardia deve essere sopra i 5 cm), ma le ernie sono messe male e devono assolutamente essere operate. Se decidessi di fare l’intervento privatamente per velocizzare i tempi, il costo sarebbe stato sui 15.000€.
Pausa.
Cado nello sconforto: dove c@axxo le caco fuori 15.000€???
Poi continua: ho avuto 3 figli, di cui 2 gemelli. Le ernie sono sicuramente da operare perchè rischiano di peggiorare e mi limitano tantissimo la vita quotidiana. Decide quindi di mettermi in lista nel suo ospedale per le ernie, e, contestualmente, decide da professionista di chiudermi anche la diastasi con la sua tecnica endoscopica mininvasiva, la Tesar, per eliminare definitivamente il rischio di recidiva delle ernie.
Io vi giuro che a momenti mi metto a piangere: non ci potevo credere!!
Si sarà premurato di dirmi mille volte (tra cui anche il giorno stesso dell’intervento, mentre mi faceva il suo bel disegnino preoperatorio sulla panza) che non ci sarebbero stati grossi cambiamenti a livello estetico e che non avrei mai avuto la pancia superultrapiatta da fotomodella come invece capita a chi fa l’intervento normale, dato che non avrebbe toccato l’esterno ma avrebbe lavorato solamente dall’interno.
Ma dato che il mio obiettivo primario non era quello estetico, ma quello funzionale, ero felice come un bimbo a Natale! E, a dirla tutta, ero felice anche di aver schivato un’addominoplastica completa

Quindi SBAM, finalmente ero anche io in lista! Non smetterò mai di ringraziarlo 🙂

Mi avevano preventivato un anno di attesa, e devo dire che ci avrebbero anche incredibilmente azzeccato se non fosse stato per la pandemia: infatti quando mi chiamano per il prericovero? Una settimana prima del lockdown!! Ma va beh, oramai c’eravamo, era questione di pochissimo – e vi dirò che alla fine speravo che mi chiamassero il più in là possibile perchè avevo una paura fottuta dell’anestesia generale: l’ho fatta diverse volte, ma ogni volta vado in panico totale…

Il 22 giugno è stato il mio giorno: entrata in sala operatoria alle 14.30, uscita quasi indenne alle 20.00. Dico quasi perchè mi sono svegliata con un occhio completamente chiuso e impastato da caccolone giganti…non so come possa essere successo (forse la colla del cerotto che gli anestesisti mettono sugli occhi, dicono i medici) ma mi sono beccata una congiuntivite che mi ha fatto decisamente più male dei punti di sutura e ci ha messo una settimana abbondante a guarire!

Doveva essere destino: sarebbe stato troppo bello poter leggere finalmente un libro dopo mesi di astinenza per passare il tempo…invece no, sono stata costretta a stare due giorni con gli occhi chiusi perchè la luce mi dava troppo fastidio e la lacrimazione era una cosa esagerata. Ho praticamente dormito tutto il tempo, il che è ugualmente apprezzabilissimo dopo quasi 3 anni di notti insonni 😛

Sono stata in ospedale due notti, mi hanno dimessa con 2 drenaggi attaccati. Già il giorno dopo l’intervento mi sono alzata a lavare la faccia, il secondo giorno passeggiavo come una demente avanti e indietro per il reparto (rischiando di andare a sbattere perchè con un occhio chiuso e l’altro che lacrimava per simpatia non vedevo una mazza, e dopo 5 giorni camminavo quasi completamente dritta. Il dolore che si sente all’addome è del tutto simile a quello del cesareo, ma passa molto velocemente e, almeno per me, è stato sopportabilissimo senza prendere antidolorifici.
Poi se capita il colpo di tosse o lo starnuto ti parte la bestemmia anche se sei una che va in giro col rosario in tasca, questo è poco ma sicuro. Ti parte anche quando sei finalmente a casa, stai attenta a tutto e ti alzi solo per fare pipì o piccoli giretti in cortile, ma ti distrai un attimo e non vedi uno dei tuoi figli che ti corre incontro piazzandoti una manata a due palmi proprio sotto lo sterno. Ecco, lì penso di aver effettivamente inventato epiteti degni del Nobel per la letteratura, peccato che non avessi abbastanza fiato per poterli esprimere in tutto il loro splendore!!
Per fortuna non ci sono state conseguenze, la mia fantastica guaina e lo strato di 3cm di garze mi hanno protetta abbastanza 😉

Ho nominato la guaina. Parliamone.
Sì, perchè è lei la vera tortura di questo recupero post intervento: questa macchina infernale, questa sottospecie di muta da sub travestita da sottoveste,che per chiuderla di vogliono almeno due persone da tanto è stretta…

E’ fatta più o meno così, solo che al posto di avere una zip centrale, come questa in foto, ne ha due laterali. Dato che la si deve tenere 7/7 24/24 per almeno un mese, è dotata di un simpatico buchino per fare la pipì, ma non ha quello per la popò – quindi per chi dovesse comprarla consiglio di fare un taglietto strategico.

Se fossi stata operata in inverno forse l’avrei trovata anche piacevole da indossare, col calduccio che tiene…adesso che siamo a luglio è veramente opprimente! Per non parlare del prurito: ti prude sempre dappertutto, tipicamente in posti ben difficili da raggiungere (considerando anche l’estrema limitazione dei movimenti!).

Vi faccio vedere anche la mia simpatica Louis Vuitton che da due settimane a questa parte mi porto sempre appresso:

E’ una foto di 2 giorni fa, ho festeggiato la prima volta che ho rimesso i pantaloncini nonostante ancora un drenaggio attaccato (l’altro mi è stato tolto dopo una settimana dall’intervento) 😛
Spero davvero che me lo tolgano questo venerdì al prossimo controllo, sarò quasi a 3 settimane post e direi che sarebbe davvero l’ora di tornare a casa.
Sì, perchè (fortunatamente) mi sono trasferita con tutta la famiglia a casa dei miei, che mi danno una grossa mano coi bambini e con tutto il resto: cioè, fanno praticamente tutto loro (in effetti io posso fare ben poco) e riesco così a riposarmi e a recuperare alla svelta. Le limitazioni più grandi sono date appunto dai tubi dei drenaggi, che mi fanno male se mi piego, devo stare sempre attenta che non si impiglino in giro o che i bambini non decidano di tirarli a mo’ di campanari, e che mi costringono ad andare in giro con la borsetta mettendomi fuori uso un braccio. Per cui spero, una volta tolti, di poter tornare a casa in semi autonomia (avrò limitazioni fisiche per non compromettere i punti interni ancora per qualche settimana ma molte cose potrò tornare a farle).

Perchè devo dire che di tutti i fastidi collegati all’intervento, quali dolori, limitazione dei movimenti, guaina, caldo, prurito, drenaggi che perdono, tubi da portare appresso, impossibilità di fare la doccia, quello che davvero mi pesa tantissimo è il non poter prendere in braccio i miei bambini e non potermi prendere cura di loro. Questo veramente è massacrante per me: loro sono molto fisici, e anche io, per cui solitamente li ho sempre addosso in cerca di capriole, solletico, trappole, lotte, abbracci, salti…
E, non pensavo che l’avrei mai detto, mi mancano anche di notte: le imboscate nel lettone di Simone, gli abbracci esagerati di Valerio a mo’ di bambolotto…
Vedo che anche loro risentono di questa “separazione” in casa: spesso e volentieri mi evitano, non vogliono guardarmi, non mi salutano, si girano dall’altra parte e non vogliono darmi i bacini. So che è tutto regolare, io in questo momento li guardo da lontano e sto dietro le quinte, ma è comunque frustrante.
Federico per fortuna mi dà soddisfazione: sarà perchè è più grande, ma ha capito perfettamente la situazione ed è sempre il solito piciulino, che mi dice che sono bella, che mi dà i bacini a tradimento e che ha sempre un sorriso pronto. E anche il suo mazzo di carte da Uno a portata di mano: ma questo è un gioco che posso fare 😉

Che dire in conclusione?
Il mio perenne mal di schiena è già sparito, sto dormendo 8 ore filate per notte, in teoria le ernie non ci sono più, la parte dall’ombelico in su è tornata pressochè piatta (ho dato solo una sbirciatina attraverso la guaina, vi saprò dire più avanti) e probabilmente anche il reflusso è guarito: per il momento sono pienamente soddisfatta dell’intervento e di tutte le scelte fatte. Sono orgogliosa di avere una famiglia che mi ha aiutata così tanto in questi anni e soprattutto in questi giorni difficili!

Non vedo l’ora di poter tornare in forma al 100% e riprendere seriamente a giocare a volley, ad andare a correre e a tornare in sala prove.

Ma, prima di tutto, a rotolarmi sul divano con i miei nanetti!

Spero di aver risposto alle vostre domande e ai vostri dubbi sulla diastasi addominale e di avervi spiegato bene cosa è stato per me l’intervento…sappiate che la difficoltà maggiore che ho incontrato nello scrivere quest’articolo è stata il dover scegliere una foto a torso nudo di un uomo: troppa, troppa scelta!!!

Condividete con chi soffre di questa patologia o con chi ne ha il dubbio: magari potrò essere d’aiuto!

Alla prossima e come sempre…DAJEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!

Un Grazie gigante anche ad Emma, che mi ha supportata e sopportata in questo percorso, sempre pronta a rispondere alle duemilacinquecento domande sempre uguali a qualsiasi ora del giorno e della notte, e che segue ed aiuta ogni giorno centinaia di ragazze!

3 comments

  1. Grazie Cri!
    Super utile l’articolo… e wonder woman tu caspita!!
    Complimenti anche alla tua famiglia meravigliosa che ti ha permesso di rimetterti in forma… 🙂
    Ho fatto l’autovalutazione che hai postato.. a me entrano due dita a neanche 5 mesi dal secondo parto… non ho nessun disturbo (x ora)… tutto ok secondo te?
    Possiamo tornare a giocare a volley insieme 😜?

    1. Eleeeee!! Dai, due dita a 5 mesi post parto mi sa che sono quasi normali, aspetta ancora qualche mese e se poi non sei convinta ti dico io dove andare a fare l’ecografia 😉
      Per il volley…io ho “giocato” fino a prima del Covid, per cui puoi farlo tranquillamente anche tu! Ci vediamo in palestra a settembre? Anzi, prima per la grigliata a casa nostra! ^_^

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